
9.06 – Alcune esplosioni hanno squarciato la notte di Caracas. Intorno alle 2 del mattino, le 7 in Italia, citando testimonianze e riportando immagini postate via social la Reuters ha cominciato a riferire di arerei nei cieli della capitale venezuelana e di alte colonne di fumo tra i palazzi. Ciò mentre nei pressi di una base militare posta nella zona meridionale della città si registrava un’interruzione di corrente elettrica.
9.14 – “La repubblica bolivariana del Venezuela respinge, ripudia e denuncia alla comunità internazionale la grave aggressione militare perpetrata dall’attuale governo degli Stati Uniti d’America contro il territorio venezuelano e la sua popolazione nelle aree civili e militari di Caracas, capitale della Repubblica, e degli stati di Miranda, Aragua e La Guaira“. Così esordisce il lungo comunicato con cui Caracas denuncia gli attacchi avvenuti nella notte e che costituiscono “una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite, in particolare degli articoli 1 e 2, che sanciscono il rispetto della sovranità, l’uguaglianza giuridica degli Stati e il divieto dell’uso della forza. Tale aggressione minaccia la pace e la stabilità internazionale, in particolare in America Latina e nei Caraibi, e mette a grave rischio la vita di milioni di persone”.
Secondo il Venezuela “l’obiettivo di questo attacco non è altro che impossessarsi delle risorse strategiche, in particolare del petrolio e dei minerali, nel tentativo di spezzare con la forza l’indipendenza politica della nazione. Non ci riusciranno. Dopo oltre duecento anni di indipendenza, il popolo e il suo governo legittimo si ergono fermi in difesa della sovranità e del diritto inalienabile di decidere del proprio destino”.
Il presidente Nicolas Maduro ha dunque “firmato e ordinato l’attuazione del Decreto che dichiara lo stato di turbativa esterna su tutto il territorio nazionale, per proteggere i diritti della popolazione, il pieno funzionamento delle istituzioni repubblicane e l’immediata transizione alla lotta armata. L’intero Paese deve mobilitarsi per sconfiggere questa aggressione imperialista”.
9.27 – La Cbs conferma che l’ordine è partito dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Obiettivi dell’offensiva, riferisce l’emittente televisiva statunitense, sono le strutture militari nel Paese.
9.35 – Particolarmente attivo in queste ore sui social è il presidente colombiano Gustavo Petro che scrive: “Il Governo della Repubblica di Colombia osserva con profonda preoccupazione le segnalazioni di esplosioni e di attività aeree insolite registrate nelle ultime ore nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, nonché la conseguente escalation di tensione nella regione”.
10.24 – L’opposizione venezuelana di destra per mezzo di un portavoce ha detto di non avere al momento alcun commento ufficiale sugli attacchi.
11.33 – “Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro, che è stato catturato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie“. Lo scrive Trump su Truth.
12.40 – Secondo il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, “gli Stati Uniti hanno commesso un atto di aggressione armata contro il Venezuela. Ciò è profondamente preoccupante e condannabile“. Lo riporta l’agenzia di stampa Tass.
13.03 – “Questa invasione rappresenta la più grande offesa che il nostro Paese abbia mai subito”, dice in un video diffuso poco fa sui social il ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino López. “Ci hanno attaccati, ma non ci piegheranno”. E ancora: “Mettiamo in atto tutti i piani di difesa nazionale che abbiamo preparato”.
13.21 – Il “New York Times” parla di morti e feriti nella popolazione venezuelana in seguito agli attacchi statunitensi nella notte. Nessun dato ufficiale è stato ancora diffuso.
13.41 – La destra italiana definisce quanto in atto in Venezuela “una crisi“, il centrosinistra “un’aggressione“. Al di là delle classificazioni, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, assicura di star seguendo con estrema attenzione la situazione dei nostri connazionali nel Paese. “Occorre che l’Italia e la comunità internazionale in generale condannino quanto accaduto e si attivino per fermare questa aggressione – dicono i leader di Alleanza Verdi Sinistra Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli -. Le accuse legate al narcotraffico non rappresentano in nessun modo una giustificazione per quanto sta accadendo. Gli Stati Uniti attaccheranno la Cina per il fentanyl, o l’Olanda per l’ecstasy?”